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- NOVEMBRE 2017 -
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L'EDITORIALE

Quel disastro ferroviario in Puglia
che ha sconvolto la nostra estate

“N

essuna Spoon River dei poveri ha mai raccontato le loro storie”, così scriveva Antonio Manzo su Il Mattino del 29 febbraio del 2004 per commemorare i 60 anni dell’incidente ferroviario più grave d’Italia, quello avvenuto il 3 marzo 1944, in una galleria nei pressi di Balvano, in Basilicata, in cui morirono più di 500 persone.

Dopo la tragica notizia del disastro ferroviario in Puglia, sul binario unico tra Andria e Corato, on-line e sui giornali è stata ricordata la terribile sciagura di oltre settant’anni fa.

E per tutti noi non sarà facile dimenticare questo martedì 12 luglio, quando a sconvolgere la dolce estate pugliese sono dilagate in un baleno, quasi in tempo reale, immagini e notizie sulla tragedia. Le lamiere mostruosamente accartocciate dei due treni, su quel maledetto binario unico, tra gli ulivi della Murgia. Un treno che trasportava soprattutto pendolari. 23 morti e più di 50 feriti nel momento in cui scriviamo. L’errore umano, la notizia che su quella tratta funziona ancora il blocco telefonico, cioè la comunicazione via telefono del via libera, senza nessun supporto automatico. L’amara ironia della notizia, pubblicata sul sito della Ferrotramviaria Spa, che gestiva i due convogli dell’incidente, che in queste settimane avrebbe dovuto essere consegnato il progetto definitivo per il raddoppio della tratta Corato-Andria. Le parole di rito del premier Renzi: “Fare chiarezza sulle responsabilità”. L’avvio delle inchieste. Il valzer delle ipotesi e delle recriminazioni.

Da internet, dalle televisioni, dalla carta stampata ci raggiungono brevi storie di vittime e superstiti. Ci ha colpito quella di Samuele, il bimbo di sei anni che piangeva disperatamente, incastrato fra i rottami e solo, al momento del ritrovamento, che i vigili del fuoco hanno tratto in salvo lavorando alacremente per oltre mezz’ora per liberarlo dalle lamiere mentre su un telefonino gli mostravano i cartoni animati.

Il nostro pensiero va alle vittime, ai feriti, alle famiglie sconvolte da questa terribile tragedia. Dopo il picco bulimico dei media a poco a poco anche su questa notizia calerà il silenzio.

E nessuna Spoon River ci racconterà le storie di chi, nel disastro del 12 luglio, ha perso la vita, di chi ha perso una persona cara.

Sgomento, tristezza, rabbia, con una sola buona notizia: quella della gara di solidarietà, delle lunghe file della gente pronta a donare il sangue per i feriti che ne hanno bisogno.

Speriamo infine che le frasi più significative pronunciate dopo la tragedia, quello del vescovo di Andria, non cadano nel vuoto. Monsignor Luigi Mansi ha messo sotto accusa “quelle prassi dell’economia in cui non si pensa alla vita delle persone ma alla convenienza e all’interesse”. E ha poi lanciato un appello lapidario in favore del Mezzogiorno: “Per troppi anni e per tante persone queste terre sono state considerate le periferie dell’Italia: si sospenda questo fare e ci si occupi dei diritti di tutte le persone a partire dai più deboli e fragili e dalle periferie”.

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